"Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo." Gandhi

giovedì, 26 ottobre 2006, ore 22:04
scarabocchiato da stellavirgo in novitĂ 

oggi mi è capitato di vedere un'intervista alla protagonista di una strana storia, che "giustamente" , anche per recuperare un po' di soldi persi a causa del suo "piccolo" segreto,  ha scritto anche un libro.

"Confessioni di un avvocato senza laurea", per l'appunto...

è una storia particolare, anche perchè lei fu una maestra nel raccontare frottole per evitare che i suoi andassero a vedere la sua "presunta" laurea, insomma...
un vero (o quasi) avvocato  !


www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp


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giovedì, 19 ottobre 2006, ore 15:42
scarabocchiato da stellavirgo in cronaca


IL MISTERO DEL MOBY PRINCE

IERI

 Il traghetto Moby Prince, della compagnia Navarma di proprietà dell' armatore Vincenzo Onorato, salpa alle 22 del 10 aprile 1991 dal porto di Livorno con destinazione Olbia. A bordo si trovano 141 persone: l' equipaggio, sardo, e alcuni turisti che si recavano in Sardegna provenienti da tutta Italia e dall' estero. Alle 22,25 il traghetto entra in collisione con la petroliera Agip Abruzzo, carica di petrolio greggio, ancorata in rada. Il traghetto prende fuoco, alle 22,26 il marconista del Moby lancia il may day. I mezzi di soccorso - capitaneria di porto, vigili del fuoco, pilotine, guardia di finanza e polizia - si dirigono verso la petroliera in fiamme. Il traghetto viene individuato alle 23,35. Una pilotina degli ormeggiatori si avvicina e vede una persona aggrappata al bordo della nave: è Alessio Bertrand, il mozzo, l' unico supersite. Le operazioni di soccorso si prolungheranno per tutta la notte. Nella mattinata dell' 11 aprile la carcassa del traghetto è finalmente spenta e fredda e viene rimorchiata nella darsena industriale. I periti e gli inquirenti salgono a bordo dove trovano 140 cadaveri, molti dei quali carbonizzati. Il traghetto viene posto sotto sequestro e così rimarrà fino al 1999, quando per un cedimento strutturale, il relitto affonda. Verrà poi recuperato e rimorchiato fino in Africa del nord, dove è stato smantellato.

 Il traghetto Moby Prince era stato ristrutturato nel 1986. La nave era iscritta nel registro di Olbia dal 7 dicembre 1985: prima di essere immatricolata in Italia, con il nome Koningin Juliana (cioè Regina Giuliana), batteva bandiera olandese, ma era stata costruita nel 1967 in Gran Bretagna nei cantieridi Birkenhead. Entrata in esercizio in Italia l'8 maggio 1986, lunga 131 metri, larga 20, il Moby Prince poteva trasportare 1.490 passeggeri e 360 veicoli. Aveva una stazza lorda di 6187 tonnellate con quattro motori entrobordo costruiti in Germania che consentivano una velocità di 19 nodi. Armatore del traghetto era laNavarma, ma la proprietà spetta alla società Moby Invest spa con sede a Napoli. Da quando era stato acquistato, il Moby Prince aveva sempre  percorso  la  linea  Livorno-Olbia-Livorno. In quanto a grandezza, era il secondo traghetto della Navarma, dopo il Moby King.

Subito dopo la collisione la procura di Livorno aprì un fascicolo per omissione di soccorso e omicidio colposo. Il processo di primo grado cominciò il 29 novembre 1995. Quattro gli imputati: il terzo ufficiale di coperta dell'Agip Abruzzo Valentino Rolla, accusato di omicidio colposo plurimo e incendio colposo; Angelo Cedro, comandante il seconda della Capitaneria di porto e l'ufficiale di guardia Lorenzo Checcacci, accusati di omicidio colposo plurimo per non avere attivato i soccorsi con tempestività; Gianluigi Spartano, marinaio di leva, imputato per omicidio colposo per non aver trasmesso la richiesta di soccorso. In istruttoria furono archiviate le posizioni dell' armatore della Navarma Vincenzo Onorato e del comandante dell' Agip Abruzzo Renato Superina.

Il processo, pieno di momenti di tensione, si concluse due anni dopo: la sentenza viene pronunciata nella notte tra il 31 ottobre e il 1 novembre 1997.
In un'aula piena di polizia e carabinieri, chiamati dal tribunale per la tutela dell'ordine pubblico, il presidente Germano Lamberti lesse il dispositivo della sentenza con cui furono assolti tutti gli imputati perchè «il fatto non sussiste». La sentenza verrà parzialmente riformata in appello: la terza sezione penale di Firenze dichiarò il non doversi procedere per intervenuta prescrizione del reato.

 

Contemporaneamente al processo principale, nell'allora pretura vennero giudicate due posizioni stralciate: quella del nostromo Ciro Di Lauro, che si autoaccusò della manomissione, sulla carcassa del traghetto, di un pezzo del timone, e quella del tecnico alle manutenzioni della Navarma, Pasquale D'Orsi, chiamato in causa da Di Lauro. I due erano accusati di frode processuale, per aver modificato le condizioni del luogo del delitto, ovvero per aver orientato diversamente la leva del timone in sala macchine.

 

Nel corso di una udienza drammatica, Ciro Di Lauro confessò di aver manomesso il timone. Ma il pretore di Livorno assolse entrambi gli imputati per «difetto di punibilità». La sentenza verrà confermata sia dal processo di appello sia in Cassazione.


fonte: http://digilander.iol.it/infoprc/moby.html
mobyprince

OGGI
LIVORNO - Nuove luci sul caso Moby Prince, a undici anni dalla tragedia al largo di Livorno che causò la morte di 140 persone. «Abbiamo trovato negli archivi della procura uno scatolone, con i sigilli ancora intonsi, contenente alcune immagini satellitari della rada livornese e scattate tra il 9, 10 e 11 aprile 1991». La rivelazione arriva dall' avvocato Carlo Palermo, difensore di Angelo Chessa, figlio del comandante del traghetto, che ha annunciato la formalizzazione dell'istanza di riapertura delle indagini sulla tragedia. L'istanza sarà depositata entro la settimana alla procura livornese.
(...)
Più diplomatica la risposta di Palermo sul perchè questo materiale sia rimasto inutilizzato per 11 anni. «Forse - ha detto - fu ritenuto ininfluente e per questo motivo praticamente ignorato».
NUOVI SPUNTI: LO SCANDAGLIO DEI FONDALI MARINI - L'altro elemento sul quale verterà l'istanza di riapertura delle indagini è lo scandaglio dei fondali marini. «In questo modo - ha affermato il legale - andremo a cercare pezzi delle due navi entrate in collisione e che potrebbero essere andati a fondo dopo l'incidente. Un' operazione di questo tipo, del resto, finora non era stata fatta e invece il recupero di questo materiale può determinare con certezza il punto d'impatto, che finora è stato solo ricostruito attraverso le testimonianze processuali, spesso contraddittorie tra loro, ma anche a disegnare la rotta del Moby Prince in uscita dal porto di Livorno».
fonte: www.corriere.it  (10 ottobre 2006)

Ma adesso il procuratore reggente di Livorno Antonio Giaconi annuncia: «Abbiamo ricevuto una memoria-esposto contenente una serie di fatti alla fine dei quali vengono avanzate ipotesi di reato a seguito della quale viene aperta un fascicolo penale relativamente alle vicende dirette in parte connesse alla tragedia del Moby Prince». Giaconi sarà affiancato da un pool di magistrati composto dai sostituti Carla Bianco, Carmen Santoro e Massimo Mannucci.
(...)
«Riteniamo che vi siano elementi sufficienti per aprire una nuova inchiesta - commenta Luchino Chessa - e mi auguro che tutti i parenti delle vittime aderiscano alla nostra istanza».
www.unita.it/view.asp
 

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martedì, 17 ottobre 2006, ore 22:12
scarabocchiato da stellavirgo in cinema

"a Massimo, per i nostri sette anni insieme, per quella parte di te che mi manca e che non potrò mai avere, per tutte le volte che mi hai detto 'non posso' ma anche per quelle in cui mi hai detto 'ritornerò'… sempre in attesa, posso chiamare la mia pazienza "amore"? La tua fata ignorante"



"...Che stupidi che siamo... quanti inviti respinti, quante parole non dette, quanti sguardi non ricambiati. Tante volte la vita ci passa accanto e noi non ce n'accorgiamo nemmeno..."

("Le fate ignoranti")

Le fate ignoranti sono quelle che incontriamo e non riconosciamo ma che ci cambiano la vita. Non sono quelle delle fiabe, perché loro qualche bugia la dicono. Le mie sono ignoranti, ma  esplicite, anche insolenti a volte, ma non mentono sui sentimenti.  Le fate ignoranti sono tutti quelli che vivono allo scoperto, che vivono i propri sentimenti e non hanno paura di manifestarli. Sono le persone che parlano senza peli sulla lingua, che vivono le proprie contraddizioni e che ignorano le strategie. Spesso passano per "ignoranti", perché sembrano volgari e invadenti per la loro mancanza di buone maniere, ma sono molto spesso delle "fate" perché capaci di compiere il "miracolo" di travolgerci, costringendoci a dare una svolta alla nostra vita.
 
F. Ozpetek


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sabato, 14 ottobre 2006, ore 21:00
scarabocchiato da stellavirgo in video

ho postato per la prima volta un video su Youtube! (sono io "petradelicado" lì )


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venerdì, 13 ottobre 2006, ore 10:47
scarabocchiato da stellavirgo in video

Cosa c'è oltre?


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giovedì, 12 ottobre 2006, ore 22:14
scarabocchiato da stellavirgo in letteratura

(...)Su Televigàta invece c'era l'onorevole sottosegretario Carlo Posacane che inaugurava un'opera pubblica, una specie di autostrada che collegava il suo paese natale, Sancocco (abitanti 313), con una foresta di pali in cemento armato della quale non veniva specificata la funzione . Alla presenza di trecento compaesani ( i tredici assenti votavano forse a sinistra), il sottosegretario disse che lui non era d'accordo, e gli dispiaceva tanto, col suo compagno di partito e ministro il quale aveva affermato che con la mafia era necessario convivere. No, la mafia andava combattuta. Solo che bisognava distinguere, non generalizzare, non fare di ogni erba un fascio. C'erano uomini, galantomini specchiati- disse vibrante di sdegno l'onorevole sottosegretario- che si erano sempre battuti per la giustizia, addirittura sostituendosi allo Stato quando esso latitava, ed erano stati ripagati da una sedicente giustizia col marchio infamante di mafioso!
Questo, col nuovo Governo, non sarebbe mai più accaduto- terminò l'onorevole in un tirribìlio di applausi. Allato a lui, Vincenzo Scipione inteso 'u zu Cecè, omo di rispetto, grande elettore del sottosegretario e titolare dell'impresa costruttrice, s'asciucò, commosso, una lagrima.(..)

Andrea Camilleri, "La paura di Montalbano"


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lunedì, 09 ottobre 2006, ore 19:16
scarabocchiato da stellavirgo in mafia

Giovedì scorso la puntata di Santoro sulla mancata perquisizione nel covo di Riina subito dopo la cattura.
Io non ho potuto vederla, ma bene o male conoscevo la questione.
Onore al merito a Santoro che ha riportato alla ribalta la notizia, anche se credo sia criticabile l'assenza di contradditorio, nonchè forse il non aver trattato temi più "imminenti", come la finanziaria..anche se è vero che di questo si è occupata "Ballarò".
Premetto che il P.M. Ingroia è sempre stato uno dei miei "miti", e che non condivido le critiche che gli vengono mosse dai sostenitori del Capitano Ultimo.
Lui è una delle ultime persone rimaste coraggiosamente in Sicilia a fare il proprio dovere come si deve, e questo è più che ammirevole.
Tuttavia mi chiedo se sia giusto mettere sotto processo MEDIATICO, senza contraddittorio, dei Carabinieri che da ignorante credo non abbiano potuto fare tutto da soli.
Ho letto quasi tutti i libri di Travaglio e la sua pungente ironia nell'esporre i fatti mi piace molto, ma il troppo stroppia sempre.
Questi Carabinieri messi così alla berlina sono comunque coloro che risultano aver catturato Riina, e non credo siano in ogni caso ben voluti da Cosa Nostra.
A mio parere si tratta di un insabbiamento di Stato, e non dei carabinieri x e y.


Infine mi permetto di linkare l'intervento di un blogger che rappresenta  come suona "l'altra campana", rispetto alla trasmissione di Santoro (visto che lui stesso ha voluto escludere un qualsiasi contraddittorio  e di diritto di replica).

fraba.splinder.com/post/9479970/E+se+lo+pagassimo+per+non+lavorare%3F

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mercoledì, 04 ottobre 2006, ore 14:16
scarabocchiato da stellavirgo in poesia

Se avessi un pezzo di vita

Il saluto di Gabriel García Márquez

Gabriel García Márquez, ritiratosi dalla vita pubblica per ragioni di salute, ha inviato una lettera di congedo ai suoi amici...

"Se per un istante Dio dimenticasse che sono una marionetta di stoffa e mi regalasse un pezzo di vita, probabilmente non direi tutto quello che penso, ma sicuramente penserei molto a quello che dico.
Darei valore alle cose, non per quello che valgono, ma per quello che significano.
Dormirei poco, sognerei di piu'; capisco che per ogni minuto che chiudiamo gli occhi, perdiamo sessanta secondi di luce. Mi attiverei quando gli altri si fermano, e mi sveglierei quando gli altri si addormentano.
Ascolterei quando gli altri parlano e mi godrei un buon gelato di cioccolata.

Se Dio mi regalasse un pezzo di vita, vestirei in maniera semplice, mi sdraierei beato al sole, lasciando allo scoperto non solo il mio corpo ma anche la mia anima.
Dio mio, se io avessi un cuore, scriverei il mio odio sul ghiaccio e aspetterei l'uscita del sole. Dipingerei sulle stelle un sogno di Van Gogh, una poesia di Benedetti, e una canzone di Serrat; sarebbe la serenata che offrirei alla luna.
Annaffierei con le mie lacrime le rose, per sentire il dolore delle loro spine e l'incarnato bacio dei loro petali...

Dio mio, se avessi un pezzo di vita... non lascerei passare un solo giorno senza ricordare alla gente che le voglio bene, che l'amo. Convincerei ogni donna e ogni uomo che sono i miei preferiti e vivrei innamorato dell'amore.
Agli uomini dimostrerei quanto sbagliano nel pensare che si smette di innamorarsi quando si invecchia, senza sapere che si invecchia quando si smette di innamorarsi.
Ad un bambino darei delle ali, ma lascerei che impari a volare da solo. Ai vecchi insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia ma con la dimenticanza.

Tante cose ho imparato da voi, uomini...
Ho imparato che tutto il mondo vuole vivere in cima alla montagna, senza sapere che la vera felicita' e' nella maniera di salire la scarpata.
Ho imparato che quando un neonato prende col suo piccolo pugno, per la prima volta, il dito di suo padre, l'ha afferrato per sempre.
Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardare un altro uomo dall'alto, soltanto quando deve aiutarlo ad alzarsi.
Sono tante le cose che ho potuto imparare da voi, anche se piu' di tanto non mi serviranno, perche' quando leggerete questa lettera purtroppo staro' morendo.

Dì sempre ciò che senti e fa’ ciò che pensi. Se sapessi che oggi è l’ultima volta che ti guardo mentre ti addormenti,
ti abbraccerei fortemente e pregherei il Signore per poter essere il guardiano della tua anima.
Se sapessi che oggi è l’ultima volta che ti vedo uscire dalla porta, ti abbraccerei, ti darei un bacio e ti chiamerei di nuovo per dartene altri. Se sapessi che oggi è l’ultima volta che sento la tua voce, registrerei ogni tua parola per poterle ascoltare una e più volte ancora. Se sapessi che questi sono gli ultimi minuti che ti vedo, direi "ti amo" e non darei scioccamente per scontato che già lo sai.

Sempre c’è un domani e la vita ci dà un’altra possibilità per fare le cose bene, ma se mi sbagliassi e oggi fosse tutto ciò che ci rimane, mi piacerebbe dirti quanto ti amo, che mai ti dimenticherò. Il domani non è assicurato per nessuno, giovane o vecchio. Oggi può essere l’ultima volta che vedi chi ami. Perciò non aspettare oltre, fallo oggi, perchè se il domani non arrivasse, sicuramente compiangeresti il giorno che non hai avuto tempo per un sorriso, un abbraccio, un bacio e che eri
troppo occupato per regalare un ultimo desiderio.

Tieni chi ami vicino a te, digli quanto bisogno hai di loro, amali e trattali bene, trova il tempo per dirgli "mi spiace", "perdonami", "per favore", "grazie" e tutte le parole d’amore che conosci.

Nessuno ti ricorderà per i tuoi pensieri segreti. Chiedi al Signore la forza e la saggezza per esprimerli. Dimostra ai tuoi amici e ai tuoi cari quanto li ami
".


Gabriel García Márquez




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martedì, 03 ottobre 2006, ore 14:54
scarabocchiato da stellavirgo in ambiente

Il Castagno dei Cento Cavalli tra i beni Unesco?

vedi su wikipedia cos'è il Castagno dei Cento Cavalli: it.wikipedia.org/wiki/Castagno_dei_Cento_Cavalli



Unesco: tre giorni di convegno internazionale a Sant’Alfio per promuovere l’inserimento del Castagno dei Cento Cavalli tra il Patrimonio dell’umanità
.

SANT’ALFIO (CT) - Il 12 agosto 1745 il Regno di Sicilia, con la firma apposta al Regio Decreto dal viceré Corsini, si pronunciava a favore della conservazione e la tutela del patrimonio naturalistico del Bosco di Carpineto, sopra Mascali, e in particolare della valorizzazione dei castagni con più di 30 palmi di circonferenza. Tra questi, rientrava e superava abbondantemente il limite il Castagno dei Cento Cavalli, nel territorio di Sant’Alfio, con i suoi 232 palmi pari a circa 58 metri.

Di queste, e di altre date storiche fondamentali per ricostruire il patrimonio naturalistico del territorio etneo, sono stati informati i componenti la commissione tecnica dell’Unesco che per tre giorni, da sabato 29 settembre a domenica 1 ottobre, hanno preso parte al convegno internazionale sul tema: “L’Unesco e la tutela dei beni ambientali per uno sviluppo sostenibile: il Castagno dei cento cavalli”.

L’evento, organizzato dal Comune di Sant’Alfio con il patrocinio e la collaborazione della Provincia regionale di Catania, dell’assessorato ai Beni culturali della Regione Siciliana, del Club Unesco di Acireale e della Commissione nazionale italiana Unesco, ha avuto infatti lo scopo di stimolare l’inserimento dello storico e millenario Castagno nell’elenco dei Beni ambientali riconosciuti dalle Nazioni Unite come patrimonio dell’umanità.

Da qui il coinvolgimento di relatori di prestigio nazionale e internazionale, sempre introdotti, nel corso della tre giorni, dai saluti dell’Amministrazione comunale, rappresentata dal sindaco di Sant’Alfio, Salvatore Fichera, dal vicesindaco Salvatore Russo, e dagli assessori Agostino Musumeci e Alfio Bonanno. Moderati dalla presidente del Club Unesco di Acireale, Nellina Ardizzone, sono intervenuti, tra gli altri, la Consultant dell’Unesco a Parigi, Elena Cattarini Lèger, il segretario generale della Commissione nazionale Unesco, ambasciatore Luca Daniele Biolato, la presidente nazionale della Ficlu Marialuisa Stringa, l’assessore provinciale alle Politiche culturali, Gesualdo Campo, il docente di Botanica Giuseppe Maugeri, il dirigente scolastico Giovanni Vecchio, il presidente dell’associazione italiana Comuni dei Parchi, Michele Galini, il direttore del Parco dell’Etna, Giuseppe Spina, la presidente del comitato A.i.g. di Catania, Mariolina Bernardini, il docente di Letteratura italiana Nicolò Mineo, e lo studioso di tradizioni locali, Girolamo Barletta.

“Il primato del Castagno dei Cento Cavalli – ha spiegato l’assessore Campo – non è soltanto naturalistico, con le sue dimensioni e la sua età più che longeva, ma anche istituzionale e storico, come dimostrano i documenti esistenti. Il primo atto per la tutela dei Beni ambientali, infatti, è del 1745 e questo sito ha tutto il diritto di essere inserita fra i beni mondiali da proteggere”.

“Siamo lieti – ha detto l’ambasciatore Biolato – di avere scoperto, grazie all’iniziativa promossa dal Comune di Sant’Alfio, questa meravigliosa realtà, naturalistica e culturale, che ruota attorno a questa pianta millenaria. Occorre, adesso, comprendere quale possa essere la chiave di svolta per promuovere lo sviluppo sostenibile del territorio rispettando un patrimonio che possiede da secoli”.

“Grazie alla fervida attività degli amministratori locali – ha aggiunto Stringa – è possibile oggi conoscere il vero ruolo della natura, della cultura e delle tradizioni, riscoprendo il proprio senso di appartenenza e la propria identità”.

Al termine di ogni giornata del convegno, sono stati proiettati filmati in dvd che hanno narrato la storia del Comune di Sant’Alfio e del suo territorio, in attesa che adesso l’Unesco si pronunci a favore dell’inserimento del Castagno dei cento cavalli tra i suoi Beni ambientali.

R.A.

www.assud.it/daily/modules.php

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lunedì, 02 ottobre 2006, ore 11:02
scarabocchiato da stellavirgo in mafia



"Stamattina Peppino avrebbe dovuto tenere il comizio conclusivo della sua campagna elettorale. Non ci sarà nessun comizio. E non ci saranno più altre trasmissioni. Peppino non c'è più. È morto. Si è suicidato. No non sorprendetevi perché le cose sono andate veramente così. Lo dicono i carabinieri. Lo dice il magistrato. Dice che hanno trovato un biglietto. 'Voglio abbandonare la politica e la vita'. Ecco questa sarebbe la prova del suicidio. La dimostrazione. E lui per abbandonare la politica e la vita che cosa fa? Se ne va alla ferrovia comincia a sbattersi la testa contro un sasso, comincia a cospargere di sangue tutto intorno, poi si fascia il corpo con il tritolo e salta in aria sui binari. Suicidio.

Come l'anarchico Pinelli che vola dalla finestra della questura di Milano.
Oppure come l'editore Feltrinelli che salta in aria sui tralicci dell'enel.
Tutti suicidi.
Questo leggerete domani sui giornali. Questo vedrete alla televisione. Anzi non leggerete proprio niente. Perché domani stampa e televisione si occuperanno di un caso molto importante. Del ritrovamento a Roma dell'onorevole Aldo Moro ammazzato come un cane dalle Brigate Rosse. E questa è una notizia che fa impallidire tutto il resto.
Chi se ne frega?
Del piccolo siciliano di provincia? Ma chi se ne fotte? Di questo Peppino Impastato? Adesso fate una cosa. Spegnetela questa radio. Voltatevi pure dall'altra parte. Tanto si sa come vanno a finire queste cose. Si sa che niente può cambiare.
Voi avete dalla vostra la forza del buon senso che non aveva Peppino. Domani ci saranno i funerali. Voi non andateci. Lasciamolo solo.
E diciamolo una volta per tutte che noi la mafia la vogliamo. Ma non perché ci fa paura.

Perché ci dà sicurezza. Perché ci identifica, perché ci piace.
Noi siamo la Mafia.
E tu Peppino non sei stato altro che un povero illuso. Tu sei stato un ingenuo. Sei stato un nuddu immiscato cu niente.”


I cento Passi, M.T. Giordana

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